28.10.14

Bellezze d'autunno. La val d'Orcia e la cantina Capitoni


val d'orcia unesco


C'è un po' d'autunno in questo post d'Ottobre, sia nelle luci che nei sapori della val d'Orcia, di cui potete vedere nelle foto le colline ed i filari delle viti in autunno, i formaggi ed alcuni vini. So che è un po' che non trovo l'occasione piacevole di fare e raccontare un breve viaggio in Toscana alla scoperta di vini e altre amenità enogastronomiche. Quest'anno di vacanze non se ne sono viste, lo stress quasi sfiora il bordo del bicchiere: c'è bisogno di un distacco fisico e mentale, seppure di brevissima durata. In Toscana è difficile partire e non ritrovarsi in luoghi magnifici, anche se è solo tra un sabato pomeriggio e una domenica.
Siccome l'occasione non va sprecata (vista la zona, percorsa dalla strada del vino Orcia) per scoprire una buona cantina, il tempo di posare la valigia e sono andata a visitare la cantina Capitoni. Una piccola azienda della val d'Orcia, che produce solo due vini della giovane DOC Orcia (anno 2000): ma che vini! Il primo vino "Capitoni", un blend di Sangiovese (80%) e Merlot (20%), molto  piacevole: il merlot ha fatto il suo lavoro aggiungendo un poco di morbidezza al sangiovese più aggressivo coi suoi tannini, ma senza esagerare. I mesi di affinamento in barrique e in bottiglia (12+12) hanno fatto il resto, affinando i tannini e donando al vino la sua morbidezza ed equilibrio, mantenendone una certa austerità.

vini cantina capitoni orcia doc

cantina capitoni val d'orcia

Il secondo vino "Frasi" già col nome evoca in me certe aspettative di pensieri (e sapori?) profondi. E' un vino dal vigneto più vecchio, degli anni '70, un sangiovese all'80% con aggiunta di altri vitigni rossi tipicamente toscani, canaiolo e colorino. Un vino equilibrato, in cui la rugosità percepibile dei tannini del sangiovese sono rifiniti come si deve. Niente barrique però, ma affinamento in botte grande per 24 mesi: anche per questo l'ho preferito all'altro. E' il vignaiolo, il sig. Capitoni, che mi ha colpito già al telefono per la sua gentilezza e premura, il fautore e poeta-filosofo del vino "Frasi". Lui ogni hanno pensa una frase per quella vendemmia e la riporta in etichetta. Lui era - come ogni vignaiolo che si rispetti - tra i campi. E' sua moglie Antonella che ci accoglie in cantina. Tra le mura della cantina (una vecchia stalla completamente ristrutturata), la luce soffusa e le botti, la signora Antonella inizia con calma ad avvinare i bicchieri. Per me quasi un rito, rilassante e confortante, preludio di piacere. Durante la degustazione, la sig.ra Capitoni ci ha parlato di questa azienda piuttosto giovane e del pensiero che sta dietro alla produzione di un vino di qualità e ricco di passione quale il "Frasi". Semplice: se l'uva non è maturata bene, il vino non si fa. Come quest'anno, in cui le piogge e quindi l'eccessiva umidità, unite ad un sole raro, non hanno portato alle condizioni ottimali per produrre questo vino. Una degustazione da ricordare, sia per i vini assaggiati, che per i racconti ascoltati, l'accoglienza e le persone conosciute.
Dopo una breve visita a Pienza, dove non potevo privarmi di due pezzi di pecorino per questa settimana, mi sono goduta la cena in un buon ristorante della zona ("Conte Matto"), dove sono sicura di gustare i pici al ragù fatti in casa insieme a molti (molti!) altri piatti toscani di questa zona.

pecorini pienza

2.10.14

Crema veloce di melanzane e noci


crema melanzane e noci ricetta

L'ospitalità può essere qualcosa di piacevolmente coinvolgente o un cappio soffocante, che porta all'esasperazione. Raramente mi sono trovata in una delle due situazioni e sto parlando dal punto di vista di chi viene invitato. Normalmente prevale una situazione in cui la visita ha il suo corso, senza picchi né speciali né terribili. Non sono una di quelle ospiti che, come il pesce, ad un certo momento puzza: so quando è l'ora di prendere commiato. Se non fosse per l'usanza di fermarsi sull'uscio di casa a parlare per altri 10 (ma anche 30) minuti. Usanza che non è esclusiva dell'Italia, ma diffusa anche all'estero.... non ne sono scampata nemmeno durante i miei anni in Germania.
In realtà ci siamo già salutati, alzati da tavola o dal divano, messi d'accordo che ci vedremo il prossimo mercoledì. MA sull'uscio arriva quella persona che dice quel qualcosa e riparte una conversazione più o meno (spesso poco) seria e che crea una reazione a catena. In questo caso io sono lo zombie che si tiene in piedi a fatica, soprattutto se la visita è di sera. Quella che sorride stanca e cerca di conversare allegramente (per abbozzare il discorso). In realtà sogna casa e conta i passi da fare per poter atterrare sul letto/divano.
Ho già avuto occasione di raccontare della mia ultima visita toccata e fuga nel Monferrato e delle fondamentali attività per il mio benessere con le quali ho occupato le giornate (cibo, vino, buoni vecchi amici). Non manca mai, in queste occasioni, di andare a trovare una famiglia piemontese con 4 (5?) figli maschi (che si assomigliano tanto). Assaggiamo la barbera e concludiamo col moscato. Mentre la mamma rimesta in cucina e dà ordini ai bimbi, loro arrivano uno dopo l'altro con un vassoio: prosciutto e melone, formaggio, grissini (molto pericolosi), panini e soprattuto crostini con creme diverse, tutte fatte in casa e squisite. Quest'anno ho chiesto alla giovane signora come prepara la crema che preferisco, quella alle melanzane. Questa è la mia versione della crema di melanzane con noci (ottima anche con nocciole tostate!), nella quale non possono mancare le (molte) erbe aromatiche. Perfetta per crostini da aperitivo, funziona ottimamente anche per farcire crepes, involtini ecc., e ha dalla sua parte la velocità con cui è pronta ed il poter essere trasformata in conserva, per averla sempre a disposizione.

crema veloce melanzane e noci

18.9.14

Gelato alla nocciola. E quanto è importante l'ingrediente per il gusto

Succede spesso che chi entra in una gelateria per la prima volta le faccia il test del gelato alla nocciola. Sono cresciuta con mia madre che aveva la fissa per il gelato alla nocciola, ricordandosi della sua infanzia siciliana: ogni qual volta e dovunque entrasse in una gelateria, che ancora non conosceva, prendeva due gusti: nocciola e pistacchio, per poi esprimere il suo insindacabile giudizio :-). Così si è creato per me un po' il mito del gelato alla nocciola. Raramente scelgo questo gusto in gelateria, perché raramente ne ho trovato uno buono.

gelato alla nocciola ricetta con gelatiera

Negli ultimi anni ho scoperto l'esistenza della pasta di nocciole. No, non è la nutella. E' proprio una pasta cremosa fatta quasi esclusivamente di nocciole. Difficilmente si trova nel commercio a dettaglio - almeno dalle mie parti. Ciò mi ha spinto a provare a farla a casa e a testarla con questo "difficilissimo" gelato alla nocciola. Uno dei motivi più comuni per cui un piatto non riesce è la scarsa qualità degli ingredienti usati per prepararlo. Vale per il dolce così come per il salato e per tutto quel che tra tra loro. La maggior parte dei gelati oggi sono preparati con polveri già pronte a cui si aggiunge il liquido: e voilà, ecco il prelibato gelato, immancabile compagno d'estate.
Le nocciole sono dunque l'ingrediente "segreto" di un buon gelato alla nocciole, l'ingrediente principale e che dà il gusto. A inizio agosto sono stata un paio di giorni in Piemonte, dove ho fatto praticamente solo 3 cose: mangiato, bevuto e goduto della compagnia di vecchi amici. Amici tedeschi innamorati del Monferrato, dove vengono tutti gli anni per qualche settimana. D'obbligo da anni è la visita ad un signore che fa il vino e che, come tanti piemontesi, vicino alle vigne ha i noccioleti. Mi ha regalato una busta piena di nocciole delle Langhe. Vi dico solo che le nocciole sono tutte da sgusciare.

nocciole di qualità per il gelato

2.9.14

Sorbetto alle susine rosse


sorbetto susine rosse ricetta

E' stupefacente come, con una valida ricetta di base, sia semplice preparare a casa un sorbetto. Acqua, frutta e zucchero sono i tre ingredienti di partenza, a cui si può aggiungere a piacimento ad esempio erbe aromatiche, oppure un vino aromatico come il Moscato. C'è una varietà di susine che si chiama "sangue di drago", evidentemente per il colore della loro polpa, di un colore rosso acceso che diventa quasi viola quando sono stramature. Tutte le volte che sento il loro nome mi viene in mente S. Giorgio con la lancia issata contro la creatura "infernale". Comunque sia, mio padre ha piantato pochissimi anni fa questo susino che ormai da un paio d'anni si carica di frutti violacei e succosi che stenta a tenere attaccati ai rami. Mi ha portato qualche giorno fa una grande quantità di "sangue di drago", che ho diviso separando le susine perfette da quelle con qualche "difetto", adatte al sorbetto o da conserva.

susine sangue di drago by theblackfig

L'estate è una stagione che ci offre con costanza una grande varietà di frutta e di verdura. A giugno fragole, ciliege e le prime angurie, a luglio susine di tanti colori e sapori, pesche e albicocche, le prime more, da agosto fichi, more, mirtilli e lamponi. Per non parlare di pomodori e basilico, senza i quali per me l'estate non sarebbe pensabile e che sono alla base di molti piatti estivi, qui in Toscana soprattutto della panzanella e della pappa col pomodoro. E che dire del buon vecchio pane "impomodorato", con un filo d'olio extravergine di quando eravamo bambini?
Questa costante abbondanza che circonda, onnipresente, coi frutti attaccati ai rami che segnano gli scorci delle strade di campagna, sono una delle cose belle di questo paese. Dopo anni al nord, ho imparato ad apprezzarle un po' di più.
Vi ricordo che gelati e sorbetti fatti in casa sono dolci che possono essere preparati il giorno prima e versati nella gelatiera un'oretta prima di servirli. Se non avete ancora una gelatiera e vi avanzano pochi euro da spendere in un piccolo elettrodomestico, e soprattutto se avete bambini e/o siete golosi di gelati e sorbetti, una gelatiera è un acquisto da fare questa estate! Qui trovate tante ricette di "dessert gelati".

susine rosse sangue drago sorbetto

31.7.14

Pasta fillo ripiena di crema pasticcera e more

Avendo raccolto le prime more di questa estate ho pensato di usarle in una ricetta dolce con la pasta fillo. La pasta fillo ha origini medio-orientali ed è usata soprattutto nella cucina greca e turca. E' una pasta molto versatile, che si adatta per ricette sia dolci che salate.

ricetta pasta fillo con crema e moreE' un impasto che ricorda la nostra pasta sfoglia: sono fogli sottilissimi di pasta che, una volta cotti, diventano croccanti e friabili. A differenza della pasta sfoglia però è molto più leggera, perché è fatta solo di acqua e farina. Niente burro o altri grassi dunque, che vengono aggiunti successivamente nelle preparazioni per renderla ancora più croccante. La pasta fillo viene spennellata con olio o burro fuso prima della cottura. Essendo molto sottile, va maneggiata con delicatezza. La pasta fillo di per sé è praticamente insapore. Il sapore lo si aggiunge, dolce o salato, utilizzandola più che altro come involucro per fagottini, torte, cestini, che si possono riempire con creme tipo la pasticcera, come in questa ricetta, o con verdure, macinato, formaggi ecc.
La pasta fillo l'ho assaggiata per la prima volta anni fa in Germania, guarda caso al ristorante greco, "Herkules". Ci andavamo ogni tanto a cena con gli amici archeologi, a cui piaceva ricordare, tra un ouzo e l'altro, il Retsina e la musica del mandolino di sottofondo, i giorni di scavi in Grecia e Turchia. Il greco mi piaceva anche perché era l'unico ristorante dove potevo mangiare qualcosa che assomigliasse alla cucina mediterranea con cui sono cresciuta. Come dolce c'era sul menu un dolcetto fatto di pasta fillo, uno sciroppo di miele e burro e pistacchi, una sorta di baklava (un dolce molto diffuso in tutto il Medio Oriente).
La pasta fillo si può usare ad esempio anche per preparare gli involtini primavera tipici della cucina cinese o vietnamese, ma non sono sicura che sia lo stesso tipo di pasta che si acquista negli alimentari asiatici

Qualche accorgimento quando si usa la pasta fillo


- Spennellarla con olio o burro fuso, delicatamente, per evitare che si rompa. Io mi trovo molto bene con un pennello di silicone, più delicato di uno tradizionale con le setole.

10.7.14

Gelato alla cannella, miele e pinoli del Parco


gelato alla cannella, miele pinoli ricetta

In questa ricetta di gelato con cannella e miele, un po' particolare, c'è uno dei miei ingredienti preferiti, il pinolo. Per mia fortuna vivo vicino al parco di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, uno dei parchi regionali della Toscana. Il parco si estende nelle province di Pisa e di Lucca e comprende diverse zone molto belle, tra cui alcune Tenute (ad es. di Migliarino o del Tombolo), il lago di Massaciuccoli, il padule e la macchia lucchese, vicino a Torre del Lago. Una zona del Parco di particolare fascino si trova presso Massarosa, dove ci si può addentrare, camminando su pontili in legno, nell'habitat naturale di moltissimi uccelli ed altri animali. Tra i canneti si cammina vicino e sopra il lago che, alla fine del percorso, presso casette in legno dedicate a chi ama il birdwatching, si estende nella sua bellezza.

lago di massaciuccoli toscana

Per il gelato a me interessa in modo particolare la zona di Migliarino, da cui provengono questi pinoli squisiti, che mi vengono regalati ogni tanto da un caro amico che ha capito quanto li apprezzi. Migliarino è un piccolo paese vicino al mare e al parco, situato nella zona tra il fiume Serchio e le spiagge di Marina di Vecchiano - con le loro dune che profumano di camuciolo (guardate questa crostata col melone al miele di spiaggia) - ed estese pinete. Coi pinoli del parco sul blog trovate anche una ricetta salata: li ho messi nello strudel salato.
Lo sapete che il pinolo è un tipo di frutta secca tra i più costosi? Andate in pasticceria, troverete probabilmente molti dolci con mandorle o nocciole, raramente coi pinoli. Del pinolo mi piace il suo aroma resinoso, la sua dimensione che aggiunge una bella consistenza al morso. Con cannella e miele sta molto bene, vale la pena gustarselo anche in questo gelato diverso dal solito.

gelato alla cannella, miele e pinoli del parco

30.6.14

Invito su nobile strada. On the road a Montelpuciano tra arte, vino, cucina toscana e innovazione

montepulciano blog tour

Sono stata invitata in strada. Non una strada una qualsiasi, bensì una strada toscana giustamente rinomata per il vino  (e non solo), la Strada del vino nobile di Montepulciano. Aggiungo la mia voce a quella degli altri partecipanti per raccontare le poche ma dense ore di piacere trascorse nel borgo toscano. L'occasione dell'invito è stato il lancio di Montepulciano Blog ed è servito a fare conoscere una piccola parte delle ricchezze di questo territorio e le persone impegnate nella sua promozione. Difficilmente chi visita un borgo come Montepulciano se lo dimentica. Il viaggiatore si trova circondato da arte (i palazzi e le chiese medievali e rinascimentali) e prodotti enogastronomici d'eccellenza, da una storia cittadina che risale agli Etruschi. Il paesaggio che lo circonda - dolci colline tappezzate di viti e ulivi - è un esempio di Toscana che il turista si porta a casa, gongolandosi nel ricordo di questo luogo ricco di tradizioni. E' anche un esempio di come gli uomini abbiano educato la natura con l'agricoltura e siano riusciti a trarre il meglio da queste colline.
Causa lavoro, invece di 2 giorni ho potuto trascorrere solo 6 ore a Montepulciano: poche, troppo poche, eppure sono valse tutta la fatica di rotolarsi giù dal letto la domenica alle 7 e le inevitabili ore di macchina.

montepulciano blog tour

Ho incontrato il gruppo al tempio di San Biagio, una chiesa rinascimentale posta subito sotto il paese, costruita in travertino, a pianta centrale, in cui si ammirano le forme geometriche dell'architettura del Rinascimento.
Quel che è venuto dopo non me l'aspettavo. Incamminandoci in una stradina sterrata tra ciliegi carichi di frutti e vista mozzafiato sul paese e le colline circostanti, siamo entrati a casa di veri Poliziani (Poliziani sono detti gli abitanti di Montepulciano).

fattoria toscana montepulciano

forno a legna montepulciano

Una fattoria, con l'aia con polli e galline, la legnaia e il cane alla catena che guaiva sperando in coccole e feste. Suo malgrado, ci siamo diretti verso la cucina, dove la nonna Celina già da un po' tirava i pici. Consideriamo che era quasi l'ora di pranzo ed il pentolone di ragù pronto sui fornelli e i pici che stavano nascendo da quelle abilissime mani inducevano un sano appetito. I pici, con o senza uovo? La tradizione vorrebbe senza, ma la nonna preferisce aggiungerci un po' d'uovo, perché così risultano più porosi.

pici fatti in casa montepulciano


Le mani tagliano, sfilano arrotolando la pasta sul piano di lavoro, infarinano e mettono da parte i pici pronti: tutto con pochi movimenti fluidi e successivi. Con quelle mani veloci c'è voluto un attimo prima di capire come funzionasse il tutto. Sono affascinata quando ho la fortuna di osservare tale manualità... vorrei saperlo fare anche io e so che è "solo" frutto di centinaia di ore di esercizio. Beh, basta mettercisi...

vino del contadino montepulciano

Nel frattempo è arrivato anche il nonno, che ci ha fatto assaggiare un po' del suo vino. Vino di Montepulciano, delle vigne sotto casa, vino del contadino. Ci ha portato nella stanza vicino al garage, dove lui fa fermentare il suo vino in un tino d'acciaio e in uno di cemento. E c'era pure una barrique!
Avevo notato fuori un bell'esemplare di forno a legna in ferro. Un'altra Poliziana ha tratto da esso una teglia col pollo sfrigolante, uno di quelli dell'aia... A quel punto la fame si è davvero impennata.

10.6.14

Mousse al cioccolato e burro salato


mousse al cioccolato e caramello salato

Questa settimana la scelta è caduta su un dolce al cucchiaio irresistibile, una mousse al cioccolato con caramello salato. Da poche settimane è uscito il nuovo libro di David Lebovitz, My Paris Kitchen, dove propone ricette con ingredienti ed abbinamenti frutto di anni di vita in San Francisco e Parigi. Quale di queste ricette fare per prima, mi sono chiesta sfogliandolo e mangiando con gli occhi le foto. Alla fine la scelta è caduta (sorpresa!) su un dessert e su un abbinamento di ingredienti a cui non potevo resistere. David racconta tra l'altro dei suoi viaggi nella campagna francese, per evadere dalla città metropolitana e conoscere la Francia rurale ed alcuni dei suoi prodotti. Il binomio città-campagna ha toccato pure la mia vita, benché non abbia mai vissuto a lungo in grandi città.

monti pisani by theblackfig

Abito in campagna ma non proprio sperduta tra i campi. Gelataio, supermercato e pasticceria (in ordine d'importanza) sono a 5 minuti a piedi. La casa è circondata su due lati da campi incolti e su un terzo si affaccia il giardino/uliveto del vicino, la cui erba è (davvero!) sempre più verde della nostra ed ha un tappeto di margherite che gli invidio molto. Improvvisamente mi sono trovata a caldeggiare come d'inverno sotto il piumone, solo che è giugno ed è tutta l'aria che è calda, a 360°. Fino a un paio di settimane fa dominava il verde: dell'erba dei campi, delle piante, delle spighe e degli alberi. Ed i colori dei fiori, soprattutto il bianco dei fiori di sambuco selvatico, che invade anche il mio giardino. Qualche settimana fa sono venuti a trovarmi amici tedeschi che appena hanno riconosciuto la pianta hanno voluto fare la sera coi fiori i Pfannkuchen (una specie di frittata dolce), mentre la bimba già se li mangiava direttamente nature. Ricordo che i tedeschi preparano col sambuco anche succhi, gelatine e sciroppi.

estate 2014 toscana

5.6.14

Fragole fresche con cioccolato e cocco e i 3 caratteri del food blog

La ricetta, la foto o il racconto: quale di questi 3 elementi rende un food blog attraente ed interessante? Blog e dintorni, un'occhiata dietro le quinte, di questo blog, ma anche di quelli di altre menti e palati affini. Rimescolo le carte e do questo ordine: il racconto, la foto e la ricetta.

fragole con cioccolato e cocco


Il racconto nel food blog

 

Dicono che lo storytelling sia la via migliore per catturare l'attenzione dei lettori anche oggi, nell'era del web 3.0. Non ci dovrebbe meravigliare: molte persone vorrebbero ascoltare o leggere un racconto, basta che sia ben scritto e che l'argomento sia interessante. Come blogger, (saper) raccontare storie che piacciano ai lettori è insieme la gioia, la fatica e una grossa sfida, che si rinnova di post in post. Perché non sempre ho qualcosa da raccontare, o tempo per farlo. Può essere la storia di una ricetta (come nel caso del budino), di un prodotto (ad esempio dell'Aleatico) o di un tempo trascorso che vale la pena di raccontare a qualcuno. Ci sono settimane in cui la mente è esaurita e la creatività affievolita. Nel mentre - almeno per me - di solito essa si ricarica, perché la passione per quel che faccio persiste. Poi si cerca, in quasi ogni articolo, di migliorare qualcosa: lo stile, il racconto, i passaggi della ricetta. Credo che il sapere raccontare sia un processo in divenire.

isola d'elba by theblackfig

Ricetta e foto come il cacio con le pere 

 

La foto è ciò che cattura subito l'attenzione di un potenziale lettore. Per questo è importante. Se piace e/o lo incuriosisce, clicca (magari con l'acquolina in bocca o con occhi sognanti, come quando vedo foto del suddetto genere...) e inizia a leggere. La foto è essenziale se si presenta una ricetta: i ricettari senza foto non mi sono mai piaciuti: la ricetta è noiosa e più difficile da capire, perché non vedo il risultato finale. Quando ho aperto il blog, ho capito che ci dovevo passare, per la food photography. Il cibo su uno schermo non è appetitoso di per sé, ci vogliono un paio di accorgimenti per renderlo tale, soprattutto durante la foto, ed un pizzico di post produzione fotografica.

food photography prima e dopo

Come si vede, la prima, non a fuoco e con una presentazione un po' rudimentale, e la seconda, con dettagli e accorgimenti per forme e colori. La fotografia di un piatto deve per me avere comunque una caratteristica, la semplicità, in modo che il cibo sia il protagonista, non props & co. e tecniche fotografiche particolari (che infatti non cerco neppure di imparare).

22.5.14

Gelato all'Aleatico passito con croccante di ciliegie


gelato all'Aleatico con croccante di ciliege

L’idea di fare il gelato all’Aleatico passito non dovrebbe stupire chi mi segue da un po’ e ha letto l’articolo dedicato alla festa dell’Aleatico dell’isola d’Elba. In quell’occasione ebbi la possibilità di assaggiare i vari tipi di Aleatico dei tanti produttori dell’isola d’Elba, ma anche di provare l’Aleatico passito con i dolci tipici di quell’isola, ad esempio con la “schiaccia briaca”. Per non farmi mancare proprio nulla, non poteva mancare il gelato all’Aleatico, proposto da un gelataio elbano. Mi piacque molto, e provai a carpire qualche indizio sulla ricetta. Mi disse una cosa che ancora non sapevo sul gelato fatto con alcool: che l’alcool tende a slegare il gelato, ovvero a non farlo venire della giusta consistenza. Non essendo gelataia e conoscendo solo le regole base del gelato fatto in casa (senza additivi e altri trucchi da gelatai), sono andata a tentoni con questo nuovo ingrediente, l'alcool. L'intenzione è la promozione all'Aleatico passito toscano, che consiglio di provare se questa estate andrete in vacanza all'isola d'Elba o se lo vedete in un'enoteca, mentre a me rimane la curiosità di provare gli Aleatici delle altre regioni. Alla fine dei miei due tentativi di preparare il gelato con questo prodotto tipico toscano, il risultato è stato soddisfacente. Il croccante alle ciliegie l’ho chiamato così perché mi ricorda come si fa il croccante, ma è molto più semplice da fare, visto che non c’è da preparare il caramello, ma semplicemente da sciogliere il cioccolato!

L’Aleatico dell’Elba DOCG ed il vino passito


Elba Aleatico passito è la DOCG più giovane (2011) della Toscana. L'Aleatico è un vitigno autoctono dell'isola. Come altri vini che assaggio da enoturista, è legato alle immagini e ai colori dei luoghi in cui viene prodotto, e ai racconti dei produttori che fanno questo vino. L’Aleatico passito dell’Elba non è un vino liquoroso, ovvero non vi viene aggiunto alcool, aumentando così la gradazione alcolica, come può essere il Marsala. E’ un vino passito naturale: i grappoli d’uva Aleatico vengono stesi su graticci, stuoie o in cassette e fatti appassire naturalmente grazie ad aria e calore. In questo modo avviene nell’acino la concentrazione delle sostanze che lo compongono, soprattutto degli zuccheri. Alcuni produttori fanno poi maturare l’Aleatico un anno in botte, molti lo mettono subito in bottiglia (questo è quello che preferisco).
Si ottiene un vino rosso rubino intenso, con un profumo che può ricordare la frutta disidratata come le prugne e fichi, ma anche la marmellata di more o frutta secca come le noci. Come molti ottimi vini passiti, l’Aleatico si può gustare in tre modi: accompagnandolo a pasticceria secca come crostate, biscotti o la schiaccia briaca. Altrimenti con il fine pasto alla francese: accompagnarlo a formaggi erborinati come il Roquefort. Ma si può pensare di accompagnarlo solo con silenzio e/o discorsi in compagnia: allora il vino passito diventa vino da meditazione. Il vino passito possibilmente va servito fresco ad una temperatura di ca. 12°-14°. Se lo bevete caldo sentirete soprattutto il calore dell’alcool, perdendovi i suoi meravigliosi aromi.

croccante di ciliege ricetta

Mi sono accorta che molte persone quando dico “vino passito” storcono la bocca. Sorpresa chiedo perché, e la risposta è più o meno che non gli piacciono i vini sciropposi e troppo dolci. Ok, neppure a me.