31.1.13

Muesli personalizzato a colazione: una ricetta per prepararlo a casa

Muesli fatto in casa

Non so che abitudini abbiate a colazione: se siete tradizionalisti con caffellatte e qualche biscotto o una brioche, se la saltate (peccato!) senza mangiare nemmeno un boccone e buttate giù solo un cucchiaio di caffè in tazzina, se invece apparecchiate la tavola come se fosse già pranzo, circondandovi di biscotti, pane, burro, marmellate, cornflakes, succhi di frutta, croissants ecc. ecc. ecc.
Certo è che la colazione italiana solitamente si orienta al dolce, che esso sia una delle tante brioche o cornetti o i classici frollini. Infatti, durante i miei anni all'estero, non sono proprio riuscita ad abituarmi alla colazione tedesca (o nordica), in genere salata, a base di pane, formaggio, burro o formaggi spalmabili, affettati e uova sode. Certo ci ho provato.... ma come facevo a bere il caffellatte o la cioccolata avendo in bocca ancora il gusto di prosciutto o uova lesse? Nooo, altre usanze si, ma la colazione è rimasta all'italiana. Per fortuna potevo scegliere e spesso, confesso, importavo chili di biscotti da colazione che mi durassero per un po' ;-).
L'alternativa era il muesli, una specialità della Svizzera tedesca, molto diffuso anche in Germania. Potevo scegliere tra moltissime varianti e alla fine ho trovato la mia: muesli croccante, anche con pezzi grandi quanto una ciliegia, a base di nocciole, mandorle e simili, farina di cocco ed uvetta o mirtilli rossi. Il muesli originale, quello inventato all'inizio del '900 da un medico svizzero per darlo in pasto ai pazienti della sua casa di cura, certo era più scarno e meno goloso di quello che oggi si trova in commercio.  
Perché comprare il muesli (che tra l'altro difficilmente trovo proprio come mi piace) in cui, essendo

25.1.13

Zucca vellutata con roquefort e noci

Si capisce che amo le verdure, perché sono così varie, perché sono un po' di tutti i colori e rendono i piatti così belli e, non per ultimo, perché (almeno la maggior parte) sono davvero gustose (e sane, ormai è risaputo). D'inverno mi nutro per metà del tempo di minestre (si sarà capito), sarà perché sono freddolosa, sarà perché spesso sono veloci da preparare. M'impegno per escogitarne di nuove, con una o più verdure, e magari cerco di renderle più gustose ed attraenti per chi, alla parola minestra, fa smorfie e si ritira come un paguro (ne conosco diversi).
La zucca piace o non piace. A me è iniziata a piacere da adulta, sarà perché la mia prima esperienza furono i tortelli di zucca emiliani, quelli con zucca e amaretto... insomma, un po' particolari per un inizio, soprattutto per un palato ancora da educare. Li ho riassaggiati di recente a Parma, preparati a dovere, eppure non mi entusiasmano, prevale troppo il sapore dolce, quello della zucca potenziato dagli amaretti (e dal condimento col burro). Eppure la zucca mi piace! L'ho provata in minestre, torte dolci, sughi per la pasta, sulla pizza e in marmellate... a breve la proverò anche in versione etnica, cucinata all'indiana.
Questo inverno ho iniziato a cucinare spesso questa vellutata, arricchita però di un formaggio la cui presenza in un piatto non si può ignorare: il roquefort (e talvolta un buon gorgonzola DOP, che potete comunque usare in questa ricetta). Entrambi sono formaggi erborinati (dal lombardo "erborin", parola per prezzemolo), la cui lavorazione prevede l'aggiunta di un fungo (un certo "Penicillium roqueforti") alla pasta del formaggio, che poi viene forata per facilitare lo sviluppo di muffe, ovvero quelle striature e punti blu-verdi che contraddistinguono questi formaggi. Questa lavorazione conferisce loro quel sapore forte, deciso e piccante. Il roquefort ha un aroma ancora più aggressivo del gorgonzola, e da solo lo assaggio al massimo con un bel pezzo di pane. Ma che trasformazione in questa minestra!

Zucca vellutata con roquefort

La dolcezza della zucca è smorzata eppure esaltata dal roquefort, nella vellutata calda si ingentilisce e perde un po' del suo sapore aggressivo. Un abbinamento per contrasto, non c'è dubbio: dolce/piccante, delicato/acuto, morbido/croccante (grazie alle noci). Che poi sono quelli che preferisco.
Mi sono accorta che spesso, quando si parla di "vellutata", si pensa che venga usata della panna, forse per

23.1.13

Biscotti al pepe rosa e cioccolato

I biscotti con il pepe rosa mi sono venuti in mente pensando a chi mi sta vicino e metterebbe il pepe rosa anche nel caffellatte. A parte gli scherzi, posso capire che questo tipo di pepe piaccia molto, oltre ad essere molto bello.

Biscotti al pepe rosa e cioccolato

Pepe rosa e cioccolato è un accostamento che già ho provato in qualche tavoletta di cioccolato artigianale. Ne ho un buon ricordo, quindi niente mi è venuto più spontaneo che creare con la mia amata pasta frolla (a proposito, avete mai provato a farla con l'olio di oliva?) dei biscotti forse un po' insoliti, eppure delicati e aromatici. D'altronde a me piace sperimentare e osare in cucina, è un modo per conoscere gli ingredienti ed apprendere nuove strade "culinarie". Non vi preoccupate, non sono biscotti piccanti, anche perché l'unica difficoltà, se così la vogliamo chiamare, è stato decidere la giusta dose di pepe rosa da aggiungere alla pasta frolla. Secondo il degustatore nonché suddetto estimatore del pepe rosa avrei potuto aggiungere qualche grano in più, ma per noi normali estimatori di questa spezia, la dose indicata nella ricetta è quella giusta... Il cioccolato, rigorosamente fondente, arricchisce questi semplici frollini e li rende più golosi.

17.1.13

Budino di panettone, mandorle e cannella

Sisi ok, il Natale è passato, ma quanti di voi non hanno più resti, rimasugli di dolcetti natalizi in un angolo della cucina? Di quelli che uno mette da parte perché dopo vigilia, Natale, S. Stefano, Capodanno e Befana un pochino di distanza tra noi e le mangiate si mette volentieri. Non so quanto amiate il dolce natalizio italiano per eccellenza, il panettone. A me piace abbastanza ma, nonostante la mia golosità, alla fine di un pranzo o di una cena delle feste non è che impazzisca per mangiarne una fetta. Solitamente di questi tempi scopro un panettone (o un pezzo di esso) avanzato, spinto, poverino, dopo le feste, in un angolo della cucina. Oppure anche di pandoro, ma nella mia famiglia preferiscono il panettone e quindi è quello che magari mi regalano.
So che a Milano, luogo d'origine del panettone, è proprio tradizione metterlo da parte dopo Natale e Befana. Il "panettone di S. Biagio" viene mangiato a colazione dopo qualche settimana, il 3 Febbraio, in occasione di S. Biagio, che sembra abbia proprio fatto un miracolo con questo antico dolce milanese.

Ricetta budino di panettone con mandorle e cannella

Ora io i miracoli non li faccio e il panettone, invece di raddoppiarlo, vorrei farlo sparire con eleganza. Non mi piace buttare via le cose (e questo può diventare anche un problema... di spazio), il cibo meno di tutti. Se ci pensate, riutilizzare un dolce per fare un dolce non è una cosa poi così strana. Pensate alla base del

15.1.13

Curry indiano: quali spezie usare? La mia ricetta

Se esco dall'Italia, la cucina che preferisco e mi affascina in modo particolare è quella indiana. L'ho conosciuta molto tempo fa. Ero in Germania, dove i ristoranti "etnici" sono molto diffusi, forse per allentare la monotonia della cucina tedesca (tendenze attuali osservate: tradizionale, ovvero pesante e grassa oppure depurata, ovvero vegetariana e spesso insipida). C'è pure l'aneddoto a riguardo. Avevo coinvolto i miei colleghi Erasmus in una cena, proponendo un ristorante indiano. Quando siamo arrivati davanti al ristorante suddetto, ho visto facce perplesse: si aspettavano di cenare in un ristorante indiano ("indianisch", degli indiani d'America), non indiano dell'India ("indisch")... avevo fatto casino tra i due aggettivi tedeschi. Quando s'impara una lingua può succedere... "Yoghi snack", nel quartiere in cui abitavo a Berlino, è una meta fissa ogni volta che ci torno. A distanza di così tanto tempo per fortuna è sempre lì e l'ottima cucina non è cambiata.
Ho iniziato a documentarmi, a comprare spezie, a scoprire nuovi ingredienti e tecniche di cottura. Mi sono fatta l'idea del piatto indiano come il risultato del lavoro di un alchimista, che usa un'enorme varietà di spezie in piccola quantità, sapendole dosare con maestria ed esperienza, conferendo al piatto un gusto ricco di sfumature aromatiche.

curry indiano ricetta

Anche a Londra, dove gli indiani sono una delle etnie più diffuse (visti i precedenti coloniali), la cucina indiana è talmente diffusa da scalsare talvolta dalla tavola quotidiana degli inglesi i piatti della cucina britannica (e forse è comprensibile). Dopo la Germania, ho provato anche la cucina indiana "inglese", pensando che, magari, avrei trovato piatti ancora più autentici. Lì comprai, nel carinissimo negozio nonché cucina sperimentale "Books for cooks", il libro di Camellia Panjabi, che è diventato un po' il mio libro di riferimento per la cucina indiana.

9.1.13

Crumble di mele, pere e polenta

Continuano i racconti suoi miei dolci d'inverno. Poco tempo fa ho preparato il crumble, un dessert molto diffuso in Gran Bretagna, Irlanda ed America. I crumble non sono altro che le briciole croccanti che ricoprono questo dessert. Le "briciole" sono un impasto a base di burro, farina e zucchero. Alla farina spesso sono aggiunti o sostituiti altri ingredienti, come noci, nocciole, avena, mandorle o, nel caso di questa ricetta, polenta. Questo tipo di dolce gioca sulla morbidezza della frutta cotta in forno e la croccantezza delle briciole burrose e aromatiche che la ricoprono.

crumble mele, pere, polenta

Come frutta si usano solitamente mele, pere, ma anche pesche, frutti di bosco (anche surgelati), prugne o il rabarbaro, un vegetale (amarognolo) raro qui da noi, simile al sedano ma di un bel colore rosa-rosso, diffuso nei paesi nordici e in America (viene usato anche in confetture e crostate).

5.1.13

San Silvestro e una quiche al gruyére

La sera di S. Silvestro quest'anno è stata diversa dal solito. Spesso da amici o in altri luoghi, mi sono accorta che erano anni che non la trascorrevo a casa. Niente di glamour quest'anno, niente trucchi e parrucchi speciali, o vestiti eleganti, o apparecchiature studiate o entertainment prima durante e dopo, niente di studiato insomma... a parte la cena. Perché questa sì che è stata preparata ed ha avuto l'eleganza di una successione di vini e piatti abbinati gli uni con gli altri. Tutto è partito dai vini: cosa abbinare con questi 3 vini di alto livello? 
Diciamolo subito. L'unica cosa che non ho preparato è stato il dessert abbinato al Sauternes. Eppure non potevo rimanere l'ultimo giorno dell'anno senza preparare un dolce di qualche tipo, anche piccolo, anche secondario... Proprio quest'anno che ho iniziato il blog e dichiarato al mondo la mia passione per i dessert! Quindi sono venuti fuori dei dolcetti alle castagne e arancio a dir poco squisiti per i quali, alla fine di tutta la cena, solo io (la golosa di turno) e la mia amica (tanto gentile quanto curiosa) abbiamo trovato uno spazietto (recondito) nello stomaco.
Vi dico subito, di foto ne sono state fatte ben poche e sono venute bruttine. Ma d'altronde cucinando tutto il giorno 7 piatti e la mia mancanza di allenamento nella documentazione fotografica parallela mi sono un po'... persa. Però eccolo, il mio menù. La sua degna conclusione, la crema bavarese al gorgonzola, non è opera mia, ma lo diventerà presto. Il suo abbinamento al Sauternes, il famoso vino muffato francese, è stata un'esperienza del palato da non dimenticare! Se vi capita di provare questo vino dolce squisito e non sapete con quale dessert abbinarlo, la crema bavarese al gorgonzola è un ottimo suggerimento.
Ecco il menù completo: 

Menù san silvestro 2012

L'highlight degli antipasti sono stati i blinis, una specie di crepes russe. Era da tempo che mi incuriosivano, e ho scoperto che non sono affatto semplici da preparare. Più che altro ci vuole molto tempo, perché l'impasto ha 3 fasi di lievitazione.