29.3.13

Tiramisù al cioccolato e Vin santo, o un ripensamento di un classico dessert

tiramisu ricetta cioccolato e vin santo

Il tiramisù è il dolce che si trova in giro per il mondo quando si cerca un dessert italiano. Mascarpone, caffè e savoiardi è il classico accostamento di sapori. Ho pensato di rivedere questo classico della pasticceria italiana, non perché il classico non mi piaccia, ma perché son fatta così: mi piace sperimentare nuovi sapori e consistenze. Al posto dei savoiardi c'è un velocissimo e squisito biscuit al cacao che si prepara in 20 minuti (cottura compresa!). Per aromatizzare la crema al mascarpone ho pensato invece di usare il vino dolce della mia regione per eccellenza: il Vin santo. Chi non lo conosce alzi la mano!

tiramisu cioccolato e vin santo

Il Vin santo è un vino bianco passito tipico della Toscana, fatto con uve bianche Trebbiano e Malvasia. Esiste anche il pregiato Vin santo Occhio di pernice DOC, che si ottiene invece dall'uva rossa toscana per eccellenza, il sangiovese. A me non piace quello troppo dolce, preferisco un Vin santo che ha mantenuto una sua acidità e non impasta la bocca. Il Vin santo non è una prerogativa toscana, ma viene fatto anche in Lazio, Umbria e pure in Trentino (il Vino Santo). Le uve con cui sono fatti possono cambiare, ma il perché del nome è uguale per tutti: il Vin santo è il vino che viene vinificato in prossimità della settimana santa.  Essendo un vino passito, che richiede quindi una tecnica diversa dal vino "normale" e soprattutto tempi più lunghi, non costa poco, ma spesso vale l'acquisto.
Ci sono diverse fasce di prezzo del Vin santo DOC: se volete una versione economica, potete usare uno dei surrogati (spesso sono vini liquorosi) di questo meraviglioso vino, che spesso hanno poco a che fare col gusto dell'originale, ma che comunque possono andare bene per fare un dolce, un po' come i rhum.

tiramisu biscuit cioccolato e vin santo

Sperando che la primavera sia finalmente in arrivo, vi lascio con questo fresco dessert sperando in giorni di fiori e di sole.

Buona Pasqua a tutti!!

26.3.13

Frollini con farina di grano saraceno e riso (senza glutine)

Frollini al grano saraceno

Frollini diversi, preparati con farine senza glutine: una sfida di tecnica e di gusto. Mettiamo in chiaro una cosa sulla pasticceria. Quella buona non fa a meno del burro, ma anzi lo usa di qualità (ricco di panna) e che dovrebbe essere sul giallo, usa lo zucchero che ci vuole (che serve anche a dare la giusta consistenza al dolce) e non sta a pensare alle diete. Mi è piaciuto molto questo articolo su quella che viene definita la "migliore pasticceria di Roma" e ciò che viene detto sulla pasticceria di qualità: alle foto vorrei prendere il treno per correre a gustare quelle meraviglie e a conoscere il pasticcere... Se si pensa alla dieta o all'alimentazione sana, per chi non ha problemi con certi alimenti, questa consiste, secondo me, nella moderazione. Non nell'eliminazione di certi alimenti o riduzione di alcuni ingredienti: soprattutto nella pasticceria è cosa ardua creare un dolce squisito facendo a meno delle giuste dosi di burro e zucchero. Nelle pasticcerie, dove andiamo quando vogliamo sentirci bene, dolci "dietetici" non li ho ancora visti...

Frollini al grano saraceno

La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho deciso di fare dei frollini con farine alternative è stata: se vuoi usare farine come queste, probabilmente per rendere i biscotti davvero "frolli" dovrai appoggiarti bene al burro. L'esperienza (e l'esperimento) mi ha dato ragione.
Avevo ancora della farina di grano saraceno utilizzata per un antipasto della cena di S. Silvestro, i blinis, un tipo di focaccia mignon che i russi mangiano col caviale (o salmone). Questa farina infatti ha origine proprio da quelle parti, dalla Siberia e dintorni ed in Italia non è molto diffusa. La farina di riso invece da noi è ben conosciuta ed è usata non solo nell'alimentazione infantile (per la digeribilità), ma anche nella preparazione tra l'altro di tanti tipi di biscotti.

Frollini al grano saraceno e riso

Questi frollini non molto dolci sono davvero buoni al naturale, ma se volete renderli più golosi potete aggiungere un po' di cioccolato al latte e di arachidi caramellate, come ho fatto io... un accostamento azzeccato di sapori, grazie al quale diventano quasi dei pasticcini.

Frollini al grano saraceno e riso

22.3.13

Muffin al gianduia

Muffin al gianduia ricetta

I muffin sono diventati di casa ormai anche qui da noi, probabilmente per la loro pratica forma monoporzione. Il muffin è un dolce alla mano, che si impacchetta e si porta via senza problemi. Solitamente è pure veloce da preparare e ne esistono infinite varianti (con tanti tipi di farine diverse, frutta secca, dolci e salati ecc.). Questa è una ricetta per dei muffin tiepidi, morbidi e golosi, ispirata dal mio giro per le cioccolaterie di Torino, di cui trovate una parte del  bottino che mi sono portata a casa in Toscana: il gianduia o più precisamente, il gianduiotto.

Muffin al gianduia preparare

Nell'impasto di cioccolato e farina bianca c'è anche la farina di nocciole, che rafforza il cuore morbido al gianduia di questi muffin. Spero che vi piacciano!

Muffin al gianduia dl cuore morbido

Muffin al gianduia

(per 18 muffin)

Ho usato una teglia standard da 12 muffin.

5 uova
180 gr. zucchero
300 gr. cioccolato fondente, a pezzi
110 gr. burro, a pezzi
50 gr. farina
50 gr. nocciole tostate, ridotte in farina
Un pizzico di sale
1/2 cucchiaino di lievito
9 gianduiotti, tagliati a metà
  1. Accendere il forno a 160° e rivestire con dei pirottini di carta una teglia da muffin.
  2. In una ciotola capiente, montare le uova con lo zucchero con le fruste elettriche, fino a che saranno spumose e quasi bianche.
  3. A bagnomaria, sciogliere il cioccolato con il burro, finché sarà cremoso e lucido.
  4. Aggiungere al composto di uova il cioccolato fuso ed amalgamare delicatamente.
  5. Aggiungere la farina bianca e la farina di nocciole, il sale ed il lievito. Amalgamare bene il tutto.
  6. Distribuire un cucchiaio del composto in ogni pirottino. Porre mezzo gianduiotto in ogni pirottino, premendo leggermente. Coprire il gianduiotto con un altro mezzo cucchiaio di impasto, in modo da riempire ogni pirottino per 2/3.
  7. Cuocere in forno caldo per 20-25 minuti, facendo su un lato del muffin la prova dello stuzzicadenti.
  8. Togliere dal forno e ripetere la procedura fino a finire l'impasto ed i gianduiotti.
- Questi muffin dal cuore al gianduia vanno serviti tiepidi, riscaldandoli eventualmente per qualche secondo nel microonde.

19.3.13

La zuppa toscana al cavolo nero di nonna Lida

La zuppa toscana, la ricetta migliore per prepararla non esiste. Non solo a quello piace più asciutta, all'altra più morbida, ma direi che ci sono tante ricette quante sono le nonne toscane :-).

zuppa toscana cavolo nero

Ciò che cambia poco sono i pochi ingredienti poveri con cui si prepara: fagioli, pane raffermo, cavolo e semmai qualche verdura dell'orto. C'è anche chi non mangia volentieri il cavolo nero e la prepara con il cavolo bianco o con il cavolo verza. Chi non usa i cannellini ma i borlotti o altre varietà locali. Non sono una purista, vengano pure altri cavoli e fagioli, basta che gli ingredienti siano quelli e locali e che non ci si metta il peperone...! L'importante è continuare a farla, a gustarla, a tramandarla.

zuppa toscana cavolo nero ricetta

La zuppa toscana è una zuppa povera, della campagna, che si doveva conservare bene portandosela nei campi o a cogliere le olive.  E' povera ovvero semplice negli ingredienti che la compongono, che sono quelli che offre l'orto. La zuppa qui non è un piatto solamente invernale, ma si mangia anche d'estate, fredda.
Questa settimana sono stata ad assaggiare un'altra zuppa di queste zone, la zuppa "alla frantoiana", nella "Disfida della zuppa", organizzata ogni anno da Slow Food. Questa zuppa si prepara nella lucchesia nei mesi della frangitura della olive e, oltre agli ingredienti dell'orto, il suo gusto spesso è arricchito dalle erbe di campo (il finocchietto su tutte).
Quella di cui scrivo oggi è la ricetta per una zuppa toscana alla pisana, o meglio delle campagne che circondano Pisa. Nonna Lida prepara, in base alla stagione e a quel che offre l'orto, due versioni della zuppa: la zuppa di cavolo nero e, quella forse più diffusa, oltre al cavolo anche di altre verdure (sedano e carote). La stagione del cavolo nero è alla fine: "se fa il fiore, va colto perché poi non è più buono." Così sia! Il cavolo nero mi piace molto, non solo nella zuppa. Mi sono cimentata, perché le cose buone non vadano dimenticate.

zuppa cavolo nero pisana

La difficoltà della zuppa alla toscana (nella mia breve (!) esperienza) mi sembra stia nel trovare l'equilibrio tra il liquido, il "brodo", ed il solido, il pane raffermo. Non mi piace trovare nella zuppa pezzi di pane non bene ammollato, ma nemmeno avere un pane che ormai è solo sfatto. Il brodo deve essere tanto più liquido quanto più raffermo è il pane che si va ad usare. Solitamente si usa un pane raffermo di un paio di settimane, ma il mio aveva sicuramente qualche giorno in più. La ricetta parte dall'inizio, cioè proprio dai fagioli secchi. Va bene pure prepararla con quelli comprati già cotti, ma il gusto dei fagioli e quindi della zuppa non sarà lo stesso, perché molto del suo gusto dipende dal "brodo", ovvero dal liquido di cottura dei fagioli.

15.3.13

Crostini di cipolle borettane all'aceto balsamico, scamorza affumicata e timo

Non è la prima volta che mi viene fuori una ricettina da leccarsi i baffi reinventando un avanzo o due. In questo caso si tratta delle cipolle borettane, che io cucino con l'aceto balsamico e che hanno un leggero agrodolce.

ricetta crostini cipolle borettane e scamorza affumicata

Sono cipolle originarie dell'Emilia Romagna e prendono il nome dal luogo in cui si producevano, il comune di Boretta (Reggio Emilia). Il loro gusto è molto più delicato della cipolla bianca comune. Inoltre, grazie al suo bulbo appiattito, si cucinano in tempi brevi.
Il gusto per le cipolle è arrivato abbastanza di recente... Ad esempio mia mamma ci ha sempre preparato queste cipolline in agrodolce che io ho sempre snobbato. Ma il gusto evolve, per fortuna, e si personalizza. Di recente mi sono addirittura cimentata con la zuppa di cipolle... chi l'avrebbe detto che era delicata e deliziosa!

Crostini cipolle borettane e scamorza affumicata

Non amo molto l'agrodolce, sarà per questo che preferisco l'aceto balsamico a quello classico. Qui l'affumicato della scamorza si sposa bene con l'agrodolce delle cipolline. Un tocco di erbe aromatiche non può mancare, ed una delle mie preferite è proprio il timo (che per fortuna è sopravvissuto all'inverno e a cui posso attingere liberamente ;-)).

Crostini di cipolle borettane all'aceto balsamico, scamorza affumicata e timo


Ho usato 2-3 cipolle borettane per crostino, ma dipende dalla dimensione sia delle cipolline che della fetta di pane, quindi ho abbondato con la dose. Il bello di questa ricetta è che è possibile preparare le cipolle e, se avanzano, avere già pronto un ottimo contorno (secondo me si abbinano bene soprattutto alla carne!), squisito anche il giorno dopo.

Ingredienti
(per 4 crostini)

3 cucchiai di olio extravergine d'oliva
15-20 cipolle borettane
1 bicchiere d'acqua
2 cucchiai di aceto balsamico
1/2 cucchiaino (scarso) di zucchero semolato
Sale
Pepe nero macinato
4 fette di pane (meglio se cotto a legna)

100 gr. scamorza affumicata, a cubetti
2 rametti di timo

Preparare le cipolle borettane all'aceto balsamico:

  1. Pulire le cipolle tagliando via le estremità. In una pentola a fondo largo scaldare l'olio, poi aggiungere le cipolle e farle cuocere a fiamma vivace per qualche minuto, finché non saranno un poco colorate.
  2. Aggiungere l'acqua, l'aceto, lo zucchero, poi il sale ed il pepe e piacere.
  3. Cuocere per ca. 30 minuti o fino a che le cipolle saranno morbide (infilando una forchetta, non troverà resistenza).

Preparare i crostini:

  1. Scaldare il grill del forno a 220°. Tagliare a pezzettini le cipolle borettane e grigliare leggermente le 4 fette di pane (ca. 2 cm. di spessore).
  2. Aggiungere prima le cipolle borettane ed inumidire con un po' del sugo delle cipolle. Infine aggiungere la scamorza affumicata.
  3. Mettere i crostini sulla teglia rivestita di carta da forno, al livello più alto del forno e fare abbrustolire la scamorza sotto il grill per ca. 5 minuti.
  4. Guarnire con qualche fogliolina di timo fresco.

13.3.13

Torta alla banana con glassa al caffè e arachidi caramellate

Torta alla banana con glassa al caffe e arachidi caramellate

Ecco la mia prima Torta, di quelle sopraelevate di almeno due piani, un "Banana Cake with Mocha Frosting & Salted Candied Peanuts". E' una ricetta di Lebovitz, dal suo ultimo libro "Ready for Dessert", il pasticcere americano europeizzato (francesizzato per l'esattezza), non solo perché vive a Parigi da anni ma anche per le sue ricette. Questa torta accosta insolitamente la banana col caffè e questa ricetta mi ha insegnato a fare le arachidi caramellate... chi l'avrebbe detto che si possono preparare a casa semplicemente? Conoscendole dai mercatini tedeschi di Natale al profumo di cannella, pensavo che ci volesse almeno una larga pentola di rame, eppure!

ricetta arachidi caramellate fatte in casa

Non sono una fan delle mega torte, come quelle a più piani con creme e ricoperte di glasse più o meno cremose o di etti di panna, un po' all'americana o anche come quelle che si trovano nelle Konditoreien tedesche. E nemmeno, confesso, del pan di spagna. Benché, se fatto bene e con la crema giusta (nocciola!), è una delizia. Ma questa mi incuriosiva sotto vari aspetti, a partire dalle arachidi caramellate salate: che ci stanno a fare nel gusto di una torta alla banana con caffè e cioccolato fondente?
Bene, l'ho scoperto, con la fiducia che ho nel gusto di Lebovitz e grazie alla maestria con cui spiega le sue ricette. La torta si compone di tre parti/fasi: fare due torte identiche (due dischi) che poi andranno sovrapposte; fare le arachidi caramellate; fare la glassa al cioccolato e caffè che andrà tra e sopra le due torte. Il risultato fa la sua figura, sia nell'aspetto che nel gusto.

Torta alla banana con glassa al caffe e arachidi caramellate di Lebovitz

9.3.13

Un giro per le storiche cioccolaterie di Torino: le loro specialità e ancora più enogastronomia piemontese

Galleria grande Venaria Torino

Sono stata qualche weekend fa a trovare una mia amica a Torino e non potevo non visitare almeno alcune delle storiche cioccolaterie di Torino, portando tutti con me. Voglio dire, gli altri non è che abbiano fatto storie... l'idea ha riscosso subito consensi. Avrei voluto visitare non solo il negozio, ma anche almeno un laboratorio, ma purtroppo il sabato sono chiusi. Un bel weekend all'insegna dell'enogastronomia e dell'arte (Reggia di Venaria e museo Egizio)!
In giro per cioccolaterie significa non solo guardare con occhi vogliosi le creazioni dei maestri cioccolatieri - ciò che posso condividere con voi grazie alle foto - ma è anche entrare in uno spazio in cui l'aria profuma di cioccolato e purtroppo il registratore di odori non è ancora stato inventato...
Tra poche settimane è Pasqua, quindi in ogni negozio si sistemavano le uova, semplici e fantasiose, farcite, grandi, piccole ed enormi. Cioccolato e nocciole (IGP delle Langhe): questa combinazione si trova in moltissime lavorazioni e prodotti, dalla crema spalmabile, ai cremini e gianduiotti (in versione classica e giganti!), torte, dessert composti ecc. Il gianduia è il protagonista, un tipo di cioccolato molto tenero perché ricco di burro di cacao.

Fabbrica cioccolato Gobino

La prima cioccolateria è stata quella di Guido Gobino: cremini in vari gusti (anche al sale...), crema al gianduia e praline ripiene, gianduiotti ecc. Entrare in una cioccolateria artigianale qui è come andare - per citare la mia amica - in gioielleria.

Alcune specialità di Gobino

Si rimane abbagliati e inebriati dalla varietà di cioccolato offerto e, se si cede troppo alla tentazione, si esce con un buco nella carta di credito. Io ho ceduto... ma solo un pochino. Quei cioccolatini in due colori che vedete sono ripieni di due celebri vini aromatizzati italiani: i rossi di Campari (Lombardia), i dorati di Vermut (Piemonte).
Ogni cioccolatiere sembra avere almeno due versioni del gianduiotto: quello classico e quello "reinventato" da lui, secondo una propria ricetta. Quel che cambia immagino possano essere la proporzione tra cioccolato e nocciole, la quantità ed il tipo di zucchero aggiunti.
La seconda visita è stata legata alla merenda... (furba eh?), visto che si tratta di una cioccolateria-pasticceria, la Gertosio. La loro specialità è il caffè sabaudo, una coppa con le pareti di crema alla gianduia, in cui viene versato del caffè appena fatto, guarnito con abbondante panna e - non mancano mai - nocciole tostate e tritate. Non aggiungo altro, guardate e basta.

Coppa sabauda Gertosio Torino

Ecco il bottino dalla pasticceria Gertosio: anzitutto la torta sabauda, senza farina e a base di gianduia. Ho pensato che il quadrato di 23x23 cm fosse più che sufficiente anche per 4 persone... A destra invece ci sono le palle di Pietro Micca (...), dedicate all'eroe torinese e constano di due meringhe alle nocciole unite da cioccolato gianduia.

Alcune specialità di Gertosio

Infine la cioccolateria Giordano, che ha conservato tutto lo charme della bottega artigiana di dolciumi, piena di specchi, barattoli e naturalmente cioccolata in tutte le forme.

Cioccolateria Giordano Torino

A casa ho portato dei cioccolatini 100% massa di cacao e una loro versione dei gianduiotti, confezionati a mano e con nocciole a pezzettini.

Alcune specialità di Giordano


Il mio bottino di gianduia è adesso in Toscana, custodito al fresco (perché si scioglie molto facilmente, basta un raggio di sole) e verrà gustato e donato (che credete!).
Del mio weekend torinese è rimasto un ottimo ricordo anche della cena in un wine bar in centro, "L'Acino": ottimo il cibo, una carta dei vini molto ampia ed il personale era pure molto simpatico.

Flan di Castelmagno DOP Torino

Cena torinese con la Barbera

Antipasti squisiti, ad esempio questo flan al Castelmagno (formaggio DOP piemontese) con miele e marmellata di fichi era eccellente. Ho assaggiato pure il tonno di coniglio (ebbene sì, il nome è tutto un programma) e una robiolina fresca con miele e lardo. Il tutto abbinato ad una buona Barbera d'Alba.

Pere al Barolo chinato Torino

Per dessert invece ecco le pere cotte al Barolo chinato (altro vino aromatizzato piemontese), accompagnate da un vino passito DOCG che difficilmente si trova in Toscana, l'Erbaluce di Caluso.

Non è finita qui. La domenica mattina gongolando per via Garibaldi che vedono i miei occhi curiosi? Tende gialli, banchini... il mercato della Coldiretti! Una meraviglia: mieli di tantissimi tipi, banchi con salsicce e prosciutti, banchi con 5-6 tipi di mele diverse (che chi compra solo al supermercato difficilmente conosce) e, top del top, 2 grandi banchi di formaggi, dalla ricotta alla robiola, passando per tome piemontesi più o meno stagionate al Blu della Novalesa (un formaggio erborinato) fino a finire col Brüs.

Banco dei formaggi al mercato Coldiretti Torino

Io ero un po' circospetta, ma chi era con me ha voluto prendere un po' di questo "formaggio" spalmabile contenuto in un'enorme ciotola. Che ha di particolare? Non è in senso proprio un formaggio perché fatto con gli avanzi dei formaggi o con la ricotta, che sono messi a fermentare e a cui poi viene aggiunta grappa (o simili). Si mangia con cibi neutri tipo pane e polenta: ha un gusto talmente forte che taglia la lingua nonché anestetizza il palato per qualche minuto. Fa un baffo al roquefort o allo stilton!
Prima di riprendere l'autostrada ho fatto un salto al supermercato dei buongustai, l'Eataly, ma di questo non vi parlerò adesso!

7.3.13

Frollini bicolore al cacao

Frollini bicolore al cacao ricetta

Uno dei biscotti più belli, buoni e veloci che conosca: frullare, impastare, tagliare col coltello, infornare e pronti! La pasta frolla è un po' diversa dal solito, perché si fa con il tuorlo d'uovo sodo. Questo la rende particolarmente friabile. Con l'albume sodo che rimane potete preparare un pranzo veloce, trasformandole ad esempio in barchette farcite di una crema di tonno, maionese e capperi.

Frollini bicolore al cacao crudi e cotti

Potete conservare benissimo i frollini bicolore in una biscottiera per 2-3 giorni e sono speciali per la merenda... se fossi ancora bambina penso che sarebbe la mia preferita!
Ma come si fanno le chiocciole? Vedrete che è davvero semplice: il trucco è nel rotolo...

5.3.13

Crostata al cioccolato, caramello salato e nocciole

C'è ancora tempo per un dolce così. Tra poche settimane cambia la stagione e con lei - almeno per me - i dolci, che diventano più snelli e freschi. La frutta a primavera e ancora di più in estate fa da protagonista.

Crostata con crema meringata al cioccolato, caramello salato e nocciole

Ogni tanto c'è bisogno di trattarsi bene: chi si fa un lungo bagno caldo con qualche candela e tanta schiuma, chi ha energie per andare in centro e comprarsi un bell'oggetto che desiderava da tempo, chi si prepara una semplice cena e apre un'ottima bottiglia di vino, chi magari sente la mancanza di quel dulcis in fundo a fine serata... ecco, ci si avvicina al mio modo di "trattarmi bene". E' un vero e proprio bisogno (solo psicologico, ovviamente) quello di avere bisogno a fine serata, per concludere la cena, di un qualsiasi tipo di dessert: un semplice yogurt magro, un fico secco con un gheriglio di noce nel  mezzo o un vero e proprio dessert. Se vi volete regalare un dolce "feel good", vi consiglio di preparare questa crostata al cioccolato, caramello e nocciole, una vera golosità.

Crostata con crema meringata al cioccolato, caramello e nocciole

Ci vuole un po' di tempo in più (ma nemmeno troppo!) per prepararla rispetto ad una semplice crostata alla marmellata, ma ne vale davvero la pena. Combinare una crema morbida al cioccolato fondente, ma con una leggera crosticina meringata, con il caramello leggermente salato e con la pasta frolla porta la crostata - dolce semplice e rustico - a un altro livello. E' uno dei dolci più seducenti e golosi che abbia mai mangiato. E' la versione in grande ed arricchita delle crostatine al cioccolato e nocciole che feci qualche tempo fa.

Preparazione caramello salato

1.3.13

Benvenuto Brunello 2013 e una squisita visita in cantina a S. Antimo

Castello Montalcino
Neve al castello di Montalcino

Sono arrivata a Montalcino mentre imperversava una bufera di neve. Un freddo che non vi dico, vento gelido. Domenica e lunedì, solo due giorni ma densi, intensi di luoghi, persone e sapori. Sono stata ad uno degli eventi più attesi e celebri per il mondo del vino italiano, la presentazione del Brunello di Montalcino di quest'anno. Uno dei vini che rappresenta all'estero il vino italiano d'eccellenza, il vino di cui si conosce il nome e che spesso viene scelto da australiani, americani o magari anche cinesi quando si vuole provare e conoscere un vino italiano.

Benvenuto Brunello 2013

Immaginatevi di trovarvi in un chiostro con decine di produttori di Brunello di Montalcino e di poterne provare diversi, senza essere vincolati ad un'unica bottiglia.

Benvenuto Brunello 2013 chiostro

Cercare di capire le differenze tra un Brunello e l'altro è complicato: dipendono dalle differenti scelte del produttore che stanno a monte e dentro al Brunello che state degustando. Vi si apre un mondo sconosciuto: qui la natura, le stagioni, la scelta di un modo di lavorare l'uva invece di un altro, la scelta di una tecnica enologica e soprattutto il modo di pensare di chi produce il vino, creano delle differenze molto spesso sottili, che richiedono davvero applicazione e passione per essere comprese.

Benvenuto Brunello 2013 produttori

Macroscopicamente il Brunello si distingue da un altro per il modo di vedere la tradizione e di continuarla nel presente. Microscopicamente ci si può perdere nei dettagli tecnici che possono riguardare i tempi della vendemmia, i metodi di vinificazione, la scelta di maturazione del vino ecc. Tutto ciò avviene nella cornice di un disciplinare, grazie al quale le linee di condotta per la produzione del Brunello garantiscono nei decenni il grado di qualità che lo ha reso così famoso. Il Brunello è forse il vino toscano per eccellenza perché composto al 100% dal vitigno toscano per eccellenza, il sangiovese (chiamato "brunello" a Montalcino). Il Brunello di Montalcino deve affinare minimo 50 mesi, di cui almeno due anni in legno (tonneau, barrique).
Quanto può affinare, quanto può migliorare il Brunello? Dipende dall'annata: 10, 20, 30 anni...
Quest'anno dunque si degustava il Brunello di Montalcino 2008. Inoltre c'erano, oltre al Brunello di Montalcino Riserva 2007, gli altri vini di Montalcino: il Rosso di Montalcino 2011, il Sant'Antimo ed il Moscadello. Qual'è il tempo più adatto per bere il Brunello? In media 10-20 anni, ma anche di più. Comprate una bottiglia e poi scordatevela nella vostra cantinetta, conservatela per le occasioni culinarie e sociali più importanti.
Proprio alla fine del giro dei Brunello, quando la testa cominciava a girare e la stanchezza (nonché la fame...) a farsi sentire, ho voluto concludere con un sorso di Moscadello, un vino da dessert prodotto sempre a Montalcino con l'uva moscato bianco. In quel caso specifico era una vendemmia tardiva e l'uva era stata attaccata dalla "muffa nobile", quella resa famosa dal muffato più celebre al mondo, il Sauternes francese, che mi ha un po' incuriosito trovare lì. Era squisito e mi ha ricordato un po' l'albicocca secca e lo zafferano e l'ho immaginato accompagnato da dolcetti come questi o da una bella crostata... Era pur sempre l'ora di pranzo e di cracker non ne potevo più!

Uscita dalla manifestazione ho fatto un giro nel paese, quasi deserto: sarà stato un po' per l'ora o per il tempo, ma soprattutto è bassa stagione e le folle di turisti erano ancora assenti. L'altra faccia di Montalcino fuori stagione, quello degli abitanti stabili, del bar con i signori a chiacchera (come in ogni paese ed in ogni bar toscano che si rispetti), dei negozi stagionali chiusi e degli "affittasi". Mi sono imbattuta pure in un cavolo rosa, come quelli che piantava il mio babbo nei cocci del giardino, con la neve che si era appena sciolta.

cavolo rosa giardino

La luce era strana, divisa tra il cielo grigio e il sole in lontananza. Della bufera di neve di quando sono arrivata la mattina, non c'era quasi più segno.

Montalcino benvenuto brunello 2013


La visita da Fanti e la meravigliosa Abbazia di Sant'Antimo


Una visita squisita: l'accoglienza di Elisa e di suo padre Filippo Fanti, i vini degustati, gli spuntini mangiucchiati (per la prima volta ho deciso di assaggiare la soppressata... una delizia), l'atmosfera di quell'intensa giornata, in cui in azienda attendevano più di un centinaio di ospiti. Nonostante i preparativi, è stata una visita piacevole, senza frenesia e stress, ho visto sorrisi e scherzi e apprezzato il tempo dedicatoci da Elisa.
La visita in un'azienda vitivinicola è per me spesso un'esperienza unica e a cui tengo molto. Offre la possibilità di conoscere specificamente un luogo, persone appassionate di quello che fanno e di visitare i luoghi un po' magici in cui viene prodotto il nettare. Più che di magia è meglio parlare di creatività, passione e serietà. Perché ho l'impressione, quando ascolto il produttore (almeno quello medio-piccolo...) che presenta la bottiglia del suo vino, che esso sia per lui una sua creatura, di cui parla con affetto e orgoglio, di cui racconta le peripezie e le fasi della crescita nonché le speranze per il suo futuro.
Ho visitato la grande sala con i contenitori d'acciaio dove fermentava il vino e l'adiacente laboratorio d'analisi, una stanza importante che non tutti ancora hanno, in cui si monitora tutta la via del vino, dal grappolo al vino finale. Dopodiché sono entrata nella barricaia, una grande sala piena di fascino. Sarà perché la botte, a differenza dei grandi contenitori in acciaio che sembrano un po' comuni (sono usati anche per il latte o altri liquidi), ha un'individualità tutta sua, datale dalla storia e dalla sua specifica funzione, quella di fare maturare un vino e farlo diventare un'esperienza unica. Quella cosa strana in alto è il tappo colmatore, che serve a mantenere costante il volume del vino nella botte. Ci fa capire che il legno è un materiale vivo, che protegge sì il vino dall'aria, ma in realtà prende parte attiva al dialogo, allo scambio tra il vino e l'aria, rilasciando sostanze essenziali che vanno a contribuire al bouquet e alla vita del vino.

Azienda Fanti Montalcino

Della degustazione purtroppo non ho foto: ero troppo intenta a degustare vini e salumi e ad ascoltare... Mi è piaciuto molto il loro rosato, un vino adatto alle calde serate estive in giardino, ma anche i loro rossi, su tutti - ovviamente - il loro Brunello di Montalcino.